Cibo Locale, Spesa Solidale e Spesa Sfusa

Da questo articolo sul “caro spesa” in contemporanea al macero di frutta, verdura e fiori, scaturisce la rinnovata volontà di organizzarsi per ridare potere agli agricoltori, per riprendere contatto con la natura, per accorciare la catena della filiera che porta le merci dal campo coltivato fino sulle nostre tavole, per tornare a mangiare prodotti saporiti (perchè staccati dalle piante NON 20 giorni prima…) e magari cercare anche di risparmiare un po’. ... CONTINUA

Voluntary Semplicity, The Compact, The Froogles

Comprare meno, consumare meno, donare di più…in generale vivere con poco eliminando quanto più possibile il superfluo.
Interessanti derive estremiste portano inevitabilmente a riflettere.
In un periodo di timida ripresa della nostra economia casalinga, di discussione sul presente e soprattutto sul futuro dell’economia mondiale (vedi G8, big block, ecc.), in mezzo a cambiamenti climatici che iniziano a farsi sentire sia fisicamente che mediaticamente, una letta a questo articolo su Dweb (la Repubblica delle Donne) risulta interessante per far sgranchire un po’ i neuroni intontiti dal brusco passaggio dai 35 ai 18 gradi di massima qui a Roma. ... CONTINUA

Insegna a tuo figlio

Da un post dal BLOG di Beppe Grillo, in cui compare una bellissima lettera a “un figlio”:
———-
Frei Betto, un prete di quelli veri, che sta in mezzo alla gente, amico del presidente del Brasile Lula, mi ha inviato una lettera rivolta a un bambino brasiliano.Ma potrebbe essere un qualunque bambino del mondo, anche italiano.Leggetela, se volete, ai vostri figli.
Insegna a tuo figlio che il Brasile può farcela, e che deve crescere felice di essere brasiliano. Vi sono in questo paese giudici giusti, benché questa verità possa suonare sgradevole. Giudici che, come mio padre, non hanno mai dato lavoro ai familiari, pur avendo figli avvocati, che mai hanno sfruttato il proprio incarico per ottenere un favore e che, imparziali, hanno dato causa vinta anche ai poveri, contestando ricchi padroni o aziende che si sono viste obbligate a riconoscere che, per certi uomini, l’onore non è un bene negoziabile. Insegna a tuo figlio che in questo Paese vi sono politici integri, amministratori competenti, autorità meritevoli che non si lasciano corrompere, che non nascondono le infamie sotto il tappeto, che non hanno paura di risultare sgraditi agli amici o di deludere i potenti, che hanno il coraggio di pensare con la propria testa e di tutelare più l’onore che la vita.
Insegna a tuo figlio che non avere talento sportivo o viso e corpo da top-model, che sentirsi brutti a confronto dei vigenti canoni di bellezza, non è motivo per perdere l’autostima. La felicità non si compra né è un trofeo che si conquista vincendo la concorrenza; è intessuta di valori e virtù, e disegna, nella nostra esistenza, quel senso per il quale vale la pena vivere e morire. Insegna a tuo figlio che il Brasile ha dimensioni continentali e le terre più fertili del pianeta. Non è quindi giustificabile tanta terra senza gente e tanta gente senza terra. Così come la liberazione degli schiavi ha tardato, ma è arrivata, anche la riforma agraria avrà il suo momento. E auguriamoci che sulla sua strada scorra poco sangue.
Sappia tuo figlio che i senza terra che occupano aree incolte, indebitamente accaparrate dai latifondisti o abbandonate sono, oggi, chiamati “banditi”, come un tempo la condanna aveva colpito Gandhi, seduto sui binari delle ferrovie inglesi, e su Luther King che occupava le scuole proibite ai negri.
Insegna a tuo figlio che pionieri e profeti, da Gesù a Tiradentes, da San Francesco d’Assisi a Nelson Mandela, sono stati invariabilmente trattati, dalle élite del loro tempo, da sovversivi, malfattori, visionari. Insegna a tuo figlio che il Brasile è un paese lavoratore e creativo. Milioni di brasiliani si alzano presto ogni mattina, mangiano al di sotto dei loro fabbisogni e consumano la maggior parte della loro vita sul lavoro, in cambio di uno stipendio che non gli garantisce nemmeno l’accesso ad una casa propria. E tuttavia questa gente è incapace di rubare una matita dall’ufficio, un mattone dal cantiere, un attrezzo dalla fabbrica. Ed è orgogliosa di non cadere in basso, dove allo stesso livello si ritrovano i banditi dai colletti bianchi ed i piccoli malviventi. É gente fatta della stessa materia prima di quei netturbini di Vitória che consegnarono alla polizia dei sacchi pieni di denaro, che rapinatori di banca avevano nascosto in un secchio.
Insegna a tuo figlio ad evitare la corsia preferenziale di questa società neoliberista che cerca di inculcarci che essere consumatore è più importante che essere cittadino, che incensa chi dilapida fortune, che esalta più l’estetica che l’etica. Convincilo che la felicità non è il risultato della somma di piaceri, e che la via spirituale è un tesoro che si custodisce nel profondo del cuore – chi riesce ad aprirlo godrà di allegrie indescrivibili.
Sappia tuo figlio che il Brasile è la terra degli indios che non si sono piegati al giogo dei portoghesi, e di Zumbi, Angelim e Frei Caneca, di Joana Angélica e Anita Garibaldi, dom Helder Câmara e Chico Mendes.
Insegna a tuo figlio che non deve per forza essere d’accordo con il disordine stabilito e che sarà felice se si unirà a coloro che lottano per trasformazioni sociali che rendono questo paese libero e giusto. Trasmetterà allora a tuo nipote l’eredità della tua saggezza.
Insegna a tuo figlio a votare secondo coscienza, e a non avere mai disgusto della politica, in quanto chi agisce così è governato da chi non ne ha, e se la maggioranza dovesse provarlo, sarà la fine della democrazia. Che il tuo voto ed il suo siano in favore della giustizia sociale e dei diritti dei brasiliani immeritatamente così poveri e esclusi, per motivi politici, dai doni della vita.
Insegna a tuo figlio che ad una persona bastano pane, vino e un grande amore. Coltiva in lui i desideri dello spirito, il rispetto verso i più anziani, l’amore per la natura, la difesa dei più fragili.
Sappia tuo figlio ascoltare il silenzio, rispettare le espressioni di vita e lasciarsi amare dal Dio che lo abita.”
Frei Betto
... CONTINUA